Meloni-show

0
1354

Nella cornice del Circo Massimo a Roma, dicembre ha visto probabilmente uno degli eventi politici più importanti dell’anno. Davanti ad un nutrito pubblico, una vetrina importante della politica italiana.

Strano che non si tratti della Festa dell’Unità, ancora più assurdo pensare che, effettivamente, sia stato organizzato non da un Partito, bensì dalla sua Giovanile. Il festival di Atreju è stato l’evento dell’anno secondo molte voci, e la presenza di quasi tutte le forze politiche lo dimostra. Come se non bastasse, la Presidente Meloni ha portato l’attenzione su questo appuntamento mettendo un suo comizio all’ultimo giorno. Ultima manifestazione dell’anno, ultimo appuntamento, ultimo mese. Era l’ora perfetta per i bilanci, ma anche per poter portare i numeri su cui ripartire nel 2025.

Il 15 dicembre 2024, dopo una serie di eventi che hanno visto salire sul palco esponenti della maggioranza e delle opposizioni, Giorgia Meloni ha concluso la kermesse di Atreju organizzata dalla giovanile del proprio partito, Fratelli d’Italia, con un discorso che ha toccato vari temi di rilevanza nazionale e internazionale e risposto a polemiche sollevate dai suoi avversari politici. La premier ha sottolineato la compattezza della maggioranza di governo, ha evidenziato i risultati ottenuti, come la creazione di quasi un milione di posti di lavoro e l’incremento degli stanziamenti per la sanità, rispedendo al mittente le critiche ricevute dalla Segretaria del PD Schlein. Tuttavia, la crescita del PIL portata come vittoria del Governo sul palco non segue quelle che sono le stime attuali. Possiamo certamente dire che anche quest’anno l’Italia crescerà, ma complice la fine degli effetti delle misure del post-Covid, non si raggiungerà la crescita media dell’Unione Europea. Questa non è per forza una cattiva notizia, dato che l’anno scorso si superarono stime e valori di crescita di tutte le maggiori potenze europee, ma toccherà trovare nuova linfa per il 2025, sebbene con il budget fornito dalla Manovra che appare alquanto risicato.

La premier ha anche criticato i toni del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, definendoli senza precedenti nella storia sindacale italiana. Ha accusato Landini di utilizzare toni esagerati per mascherare argomenti deboli e di organizzare scioperi non per aiutare i lavoratori, ma per favorire la sinistra. Sebbene questo sia un tema già visto nel passato politico della destra, è interessante registrare l’attuale distanza siderale che vi è tra Sinistra e Sindacati, che hanno probabilmente nel Governo Meloni il principale oppositore, sebbene appaiano distanti dal punto di vista degli ideali come mai avvenuto nella storia recente della politica italiana. Intanto, i sindacati stanno sollevando questioni che vanno al di là della politica, come la chiusura di importanti centri industriali come quelli legati a Stellantis, dove cassa integrazione e contrazione della domanda del settore automotive stanno facendo danni enormi. La sfida per il 2025 sarà quella di contare qualcosa ai tavoli dove si decide il futuro di FIAT, anche vista la possibilità di veder entrare Renault nel macro-gruppo Stellantis, controllato dal punto di vista azionario già oggi dal Governo francese e che potrebbe tra un anno esserlo ancora di più.

Sul fronte delle riforme, Meloni ha annunciato che il 2025 sarà un anno di svolta, dato che si prevede che vengano messe in atto quelle legate al premierato, all’autonomia differenziata, alla riforma fiscale e a quella della giustizia. Ha sottolineato l’importanza di liberare la magistratura dal controllo della politica e delle correnti politicizzate, definendo questa iniziativa una battaglia di civiltà. Sebbene siano stati trattati in tempi diversi, e basati su argomentazioni distanti fra loro, quest’ultima dichiarazione è stata analizzata di pari passo con quelle riguardanti l’immigrazione clandestina e i centri istituiti in Albania. Una riforma su questo tema, effettivamente, non può non essere letta come prioritaria per il Governo dopo mesi in cui, ad ogni trasferimento di poche decine di immigrati presso Gjader, si vedeva un tribunale intervenire per il rientro su suolo Italiano. Sostenere la necessità di allontanare la politica dalle aule dei tribunali con una riforma dello stesso sistema che ha effettivamente messo i bastoni fra le ruote del Governo sul tema immigrazione appare alquanto peculiare, anche se si sposta il discorso sulle mafie coinvolte nel traffico di esseri umani. La determinazione nel portare avanti il progetto, considerandolo uno strumento efficace per combattere l’immigrazione illegale, arriva per fortuna del Governo insieme alla sentenza che ha scagionato Salvini sul caso Open Arms, che rischiava di avere l’effetto di una ghigliottina sul già pesantemente in difficoltà Ministro dei Trasporti.

Eppure questo importantissimo investimento in Albania ha prodotto – per ora – solo spese elevate per le casse dello Stato, e le continue navette da e per Brindisi che si sono susseguite nell’autunno del 2024 sono state fermate perché, insistendo sul trasferire migranti, per poi vedersi costretti a riportarli in 48 ore su suolo italiano, si rischiava l’apertura di indagini per danni all’erario. In attesa che si risolva il cosiddetto “problema dei Paesi Sicuri”, c’è da dire che i centri in Albania pongono problemi anche su altri fronti, come quello dell’effettiva necessità che i rimpatri avvengano dall’Italia, oppure il fatto che periodo massimo di durata dei trasferimento deve essere inferiore ai due mesi.

Il discorso si è concluso con un richiamo all’unità e alla determinazione nel portare avanti l’agenda di governo, nonostante le critiche e le sfide. Meloni ha ribadito l’impegno a lavorare per il bene della nazione, affrontando con decisione le questioni più urgenti e promuovendo riforme strutturali per il futuro dell’Italia. Quella che dovrebbe essere una certezza per il governo, ossia l’unità di fronte alle sfide parlamentari, non si sposa bene con le divergenze e le dichiarazioni spesso discordanti che stanno caratterizzando l’ultimo anno di questa legislatura. Sebbene siano ancora ben lontani dalle pesanti crisi che hanno caratterizzato tutti gli ultimi governi di Sinistra, c’è da dire che la Presidente Meloni ha dovuto spesso concentrare le sue energie sul ribadire le gerarchie, soprattutto quando vi sono state frizioni pesanti tra esponenti di Lega e Forza Italia, due partiti che hanno fatto la storia recente della Destra Italiana e oggi di certo poco contenti di essere marginali, all’ombra di Fratelli d’Italia. Inutile sperare che le forze di coalizione si adattino al loro ruolo subordinato come tanto bene riesce al modesto partito moderato di Lupi, tuttavia il futuro di questo Governo passerà sicuramente per la forza di chi è al comando di mettere a tacere i dissidi interni, che siano sulle nomine per eventuali elezioni o su temi più rilevanti come i diritti civili.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Inserisci qui il tuo nome