Roma Capitale dell’arte al femminile

Roma e la sua cultura, mai così scontata e tanto millenaria quanto attuale, nei temi e nei contenuti, mostra sempre nuovi volti. Scopriamo quello più “femminile”

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La Città Eterna quest’anno rende omaggio all’arte al femminile e ci ricorda il suo ruolo secolare in essa, un ruolo per lo più misconosciuto, con mostre molto interessanti e ben curate. Pittrici, scultrici e architette, di cui molte sono proprio figlie di Roma e altre che a Roma sono cresciute artisticamente.

“Roma Pittrice” a Palazzo Braschi, il Museo di Roma, fino a maggio ha presentato una rassegna pittorica, che copre quattro secoli di opere e di artiste, da Artemisia Gentileschi, a Lavinia Fontana, ad Angelika Kauffman e Antonietta Raphael, Maria Felice Tebaldi, Emma Gaggiotti Richards. Più di dodici artiste, tra il XVI e il XIX secolo, che ci osservano dai loro autoritratti, mentre noi osserviamo rapiti le loro opere. Quattro secoli di pittura scultura e progetti architettonici direttamente dalle mani e dal talento di donne straordinarie.

Pittrici romane e di altre regioni dell’Italia frammentata di quei secoli, ma anche pittrici che da diverse parti d’Europa, vennero a Roma per poter imparare le arti figurative ed esprimere al meglio il loro talento.

Roma per quattro secoli è stata scuola, riferimento e sbocco per l’estro “muliebre”, come ha rappresentato con competenza e completezza questa splendida rassegna.

Ciò che rende questa mostra ancora più interessante, oltre alla bellezza delle opere esposte, è la conoscenza della complessa vita artistica di queste donne, talvolta costrette a dare la paternità del proprio lavoro a parenti uomini. 

In alcuni casi invece a queste virtuose della pittura, non fu permesso di imparera nelle botteghe d’arte ed esse dovettero quindi coltivare il loro talento in disparte, spiando e rubando con gli occhi le tecniche, per poi sperimentarle a modo loro. 

A Villa Torlonia, nel Casino dei Principi,  tra aprile e maggio ha avuto luogo la mostra “Titina Maselli“ dedicata alla geniale pittrice e scenografa romana del novecento. Scopriamo così che la Pop Art non ha un padre, ma una madre, che non è nata con Andy Warhol, ma un po’ prima di lui e che non è “anglofona” ma capitolina.

Modesta Maselli, per tutti Titina, è stata una pittrice, nata a Roma l’11 aprile del 1924 e formatasi artisticamente tra Roma, Parigi e New York, tra gli anni ’40 e ’50, che con le sue opere innovative, l’uso del colore deciso e piatto e le forme decise e definite, anticipò molte correnti e stili dell’arte contemporanea. 

La sua opera più iconica, che di fatto potrebbe essere e forse è il manifesto –  anche se non ufficiale – della Pop Art, è il suo magnifico e gigantesco ritratto di Greta Garbo, nello stile marcato e grafico, poi diventato un classico dei tratti “pop”.

Queste due esposizioni hanno avuto un eccezionale riscontro di pubblico, rompendo con molti cliché delle mostre d’arte. 

Si aggiunge a queste, la mostra dell’artista contemporanea Chiara Lecca, dal titolo “Dall’uovo alla dea”, nelle Stanze Segrete della Galleria Doria Pamphilj, una mostra tutta la femminile dall’organizzazione, alle location, all’artista. La mostra infatti è stata curata da Francesca Romana de Paolis e realizzata con il supporto della Principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj. La location è quella suddetta delle “stanze segrete”, ancora parzialmente abitate dalla famiglia Pamphilj e che si aprono al pubblico, per occasioni speciali come questa.

Chiara Lecco è una scultrice molto sensibile che lavora con le resine, che creano effetto di vetro, cristallo o marmi, mescolate a materiali biologici, per produrre forme naturalistiche molto plasticche, assemblate in armoniche composizioni, spesso quasi delle incrostazioni. 

Alcuni lavori di Chiara Lecca sono stati esposti contestualmente nella cappella della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere, complesso che comprende anche il seicentesco Giardino delle Delizie di Donna Olimpia. Insomma anche i contesti dell’esposizione parlano al femminile, citando grandi donne del passato come Santa Cecilia, patrizia romana del III secolo d.c., convertita al cristianesimo, martire e protettrice di musicisti e cantanti, e Donna Olimpia Maidalchini, detta romanamente la Pimpaccia, né santa né artista, ma donna potentissima del XVII secolo, che tenne testa a Cardinali e Papi, esercitando su di loro e sullo Stato Pontificio grande influenza politica.

E così Roma, storicamente dea, regina delle acque e madre lupa, dunque donna, si pone ancora una volta quale “Caput mundi”, con un ennesimo primato importante che non ti aspetti, questa volta come grande fucina nonché ambasciatrice dell’arte al femminile.

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