C’è una leggenda che gira attorno alla permanenza romana di Bob Dylan. La febbre dell’insonnia lo aveva già contagiato e lo spingeva a vagare di notte per le strade di Trastevere così tanto, che una mattina verso l’alba lo trovarono abbracciato alla sua compagna, davanti alla porta del Folk studio. Forse era stato abbagliato dalla mitologia di quel laboratorio musicale e dalla fama crescente dei nuovi creativi della melodia italiana. In quella cantina semibuia dove anche i topi si destavano per ascoltare le incazzature politiche di Ernesto Bassignano, i testi ermetici di Francesco De Gregori, le ballate popolari di Antonello Venditti, o i deliri di Rino Gaetano regnava il mitico Cesaroni, un po’ cagnaccio, un po’ paterno ma con la capacità di capire o intuire la genialità dei nuovi cantautori. Tutti avevano perso la malizia del peccato mortale ma non l’indignazione per lo sfacelo morale dei nuovi padroni della politica, specie Bassignano, un arpione musicale con cui intendeva colpire la balena bianca.
Quella mattina il boss del Folk studio si chiese chi fosse quel ragazzo stralunato che gli impediva di uscire dal locale dopo una nottataccia musicale che si concludeva quasi sempre all’alba. Non sapeva che dietro quell’innocente visetto si nascondeva il futuro premio Nobel per la poesia e le cicatrici nell’anima per una guerra incarognita nel lontano oriente che già allora era costata migliaia di morti. Bob Dylan era uno sconosciuto in Italia, anche se negli Stati Uniti era stato inserito nelle liste nere della CIA come sovversivo.
Perché si trovasse a Roma non si è mai saputo. Nessuno è riuscito a trovare una spiegazione plausibile, nemmeno Cesaroni che quella stessa sera lo accolse nella sua cantina per farlo cantare senza rifilargli una lira. Era la regola. Per i cantautori affermati il compenso era di tremila lire per tre canzoni. Per Bob niente. Non ci furono molti ascoltatori, anche perché l’inglese non era molto masticato negli ambienti giovanili ma coloro che lo videro cantare segnarono il suo nome sul taccuino dei geni musicali,
Adesso un film, già uscito nelle sale cinematografiche, racconta la sua storia basata sul romanzo Dylan Goes Electric di Elijah Wald. La pellicola racconta le origini del cantautore americano, interpretato da Timothèe Chalamet, dall’arrivo a New York nel 1961 alla storica esibizione al Newport Folk Festival del 1965.
Bob Dylan già avvertiva in Minnesota, dove era cresciuto, una voglia di libertà che non gli era concessa, come se le regole del perbenismo e della competizione lo soffocassero e gli impedissero di vivere le sue utopie.
Forse proprio questi limiti lo spinsero a venire a Roma, alla ricerca di un amore e di una canzone e non di una fama o di un successo che lo avrebbero tormentato per tutta la vita.


