Quante volte, durante la notte di San Silvestro, abbiamo sentito amici e parenti dire: «vedrai, quest’anno sarà diverso!». E quante volte, invece, abbiamo visto delusa quell’aspettativa? Stavolta, però, i banali tentativi d’incoraggiamento ad affrontare l’anno nuovo avrebbero un fondo di verità. Il 2025, infatti, si preannuncia davvero come un anno diverso e ricco di celebrazioni significative, prima fra tutte il XXV Giubileo della storia della Chiesa cattolica, dedicato da papa Francesco al tema della “Speranza”.
Sin dall’antichità, l’uomo tende a guardare al nuovo anno con la speranza, per l’appunto, di assistere a cambiamenti positivi nella propria vita e nella società in cui opera; un sentimento di buon auspicio nutrito per il futuro, un tempo indeterminato nel quale è solito riporre la realizzazione dei propri desideri. In epoca romana era molto sentito il culto del dio Giano (in latino Ianus), invocato con l’epiteto Bifrons, cioèbifronte, poiché capace di vedere sia il passato sia il futuro. Generalmenteraffigurato con il doppio volto, egli era venerato anche come Ianus Cerus, ovvero creatore, iniziatore del mondo. Spesso ritratto con una chiave nella sinistra e un bastone nella destra, Giano era il custode di porte (ianuae) e passaggi (iani) dei quali sorvegliava entrata e uscita; era perciò considerato la divinità dei nuovi inizi, materiali e immateriali, tanto che gli fu dedicato il primo mese successivo al solstizio d’inverno, gennaio, divenuto il primo dell’anno in seguito alla riforma del calendario romano voluta da Numa Pompilio nel 46 a.C. – prima della quale si contavano dieci mesi a partire da marzo. Per chi viveva nell’Urbe, gennaio rappresentava il tempo di celebrare i riti volti alla richiesta di buoni auspici per la città e i suoi abitanti: entro la prima metà del mese ricorrevano, infatti, sia gli Agonalia, dedicati proprio a Giano, sia i Carmentalia, in onore della ninfa Carmenta, divinità legata alla predizione dell’avvenire.
Ma cosa riserva il futuro per chi, come noi, vive nella cosiddetta “era digitale”? Siamo in una fase storica segnata dalla rapida evoluzione delle tecnologie informatiche, le quali hanno comportato inevitabili trasformazioni nelle dinamiche quotidiane lavorative, educative e interpersonali. I radicali cambiamenti verificatisi sul piano economico, sociale e culturale si sono spesso tradotti in grandi successi grazie all’utilizzo di soluzioni innovative come l’Intelligenza Artificiale (AI), il Big Data e la robotica. L’impiego delle digital humanities nel settore culturale, in particolare, ha introdotto notevoli progressi nella conservazione, fruizione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, rendendo maggiormente accessibili gli stessi luoghi che lo custodiscono ed espongono.
Un esempio delle straordinarie possibilità offerte dall’applicazione delle moderne tecnologie nel campo del patrimonio culturale è costituito dalla digitalizzazione dell’intera Basilica di San Pietro in occasione dell’Anno Santo 2025. Il progetto, La Basilica di San Pietro: AI-Enhanced Experience, lanciato a novembre dello scorso anno dalla Fabbrica di San Pietro in collaborazione con Microsoft, permette a tutti di avere accesso alla Basilica, specialmente a chi è impossibilitato a raggiungere fisicamente la Capitale, visitandone una copia virtuale creata con il supporto dell’intelligenza artificiale. Un vero e proprio gemello digitale realizzato in 3D con oltre 400 mila immagini ad alta risoluzione catturate mediante droni, fotocamere e laser, disponibile con un click al seguente link: https://virtual.basilicasanpietro.va/it/explore-the-basilica. Turisti e pellegrini di tutto il mondo possono, così, esplorare l’iconico luogo di culto attraverso un tour virtuale arricchito di contenuti testuali e audio-visivi; un’affascinante mostra immersiva che coniuga felicemente spiritualità, arte e tecnologia. I vantaggi scaturiti dall’innovativo progetto non si rivolgono esclusivamente al pubblico, che ora può esplorare a distanza la Basilica Vaticana in ogni suo angolo, bensì anche agli esperti del settore: osservando le immagini ottenute dalla fotogrammetria, storici dell’arte, architetti e restauratori possono studiare meglio l’intero monumento nei suoi minimi dettagli individuandone eventuali aree bisognose di manutenzione e/o restauro.
Quali prospettive offre il digitale alle istituzioni culturali per attuare e gestire il processo di trasformazione digitale del nostro patrimonio? Alla domanda si è cercato di rispondere lo scorso 6 dicembre presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, nell’ambito del convegno internazionale curato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali: Riconoscere le connessioni. Musei, Archivi, Biblioteche. Obiettivo dell’iniziativa è stato favorire la riflessione sulle opportunità, nonché criticità, offerte dal digitale agli istituti culturali per la conservazione e valorizzazione del patrimonio. Il convegno ha rappresentato un’importante occasione per approfondire il tema della creazione di connessioni digitali tra Musei, Archivi e Biblioteche quali fattori abilitanti per nuove modalità di cooperazione e creazione di valore. Sebbene le tre tipologie di istituzioni culturali condividano missione, pubblici e operatività, sussistono molteplici fattori che ne complicano la collaborazione. Per queste ragioni, il dibattito ha offerto un’opportunità di riflessione collettiva sulle possibilità di integrazione messe a disposizione dalla dimensione digitale agli enti e ai professionisti intenzionati ad operare nell’ottica condivisa “MAB” (Musei, Archivi, Biblioteche). Il carattere transdisciplinare e internazionale dell’incontro ha permesso di affrontare diverse tematiche a partire dall’evoluzione diacronica del digitale e l’impatto esercitato sulla rete “MAB” fino al valore economico del patrimonio culturale digitale, passando attraverso la possibilità di potenziare comunicazione, coinvolgimento, visibilità e interoperabilità, così come la creazione di ‘spazi digitali’ utili a raccogliere e gestire collezioni e servizi offerti agli utenti.
L’evento ha, inoltre, permesso di presentare un nuovo percorso formativo, intitolato Digital MAB,dedicato alla digitalizzazione del patrimonio culturale di Musei, Archivi e Biblioteche, rivolto più in generale a tutti gli enti e istituti, pubblici o privati, che conservano collezioni museali, archivistiche e/o bibliografiche. Scopo del Digital MAB è favorire una effettiva convergenza fra i tre diversi domini disciplinari e una reale integrazione di risorse e servizi; coinvolgendo tanto le organizzazioni quanto i singoli e facendo leva sul digitale, il percorso intende promuovere l’innovazione dei processi organizzativi e accompagnare i professionisti nel ripensamento di competenze, ruoli e funzioni. Il percorso formativo scaturisce da “Dicolab. Cultura al digitale”, il progetto per la trasformazione digitale del patrimonio promosso dal Ministero della Cultura – Digital Library, realizzato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU attraverso il PNRR Cultura 4.0. In poche parole, si tratta di un programma formativo di alta qualità, gratuito e certificato, fatto di attività svolte in modalità blended, volto a promuovere, fra l’altro, l’evoluzione delle competenze informatiche di tutti gli addetti ai lavori, necessarie alla trasformazione digitale del patrimonio culturale italiano, affinché diventi non solo un’eredità ma una risorsa condivisa.
Promuovere la ricerca accademica, potenziare la didattica e arricchire la formazione del personale museale, archivistico e bibliotecario favorendo la cooperazione fra le istituzioni culturali non basta, tuttavia, se si vuole mettere in atto un programma efficace, coerente e duraturo di digitalizzazione del patrimonio culturale. Indispensabile alla transizione digitale risulta, infatti, il coinvolgimento delle imprese, capaci di supportare sul piano tecnico-scientifico il trasferimento tecnologico nell’ambito dei beni culturali e più in generale della cultura umanistica. Nonostante la collaborazione tra il mondo accademico e quello aziendale si riveli d’importanza cruciale per l’innovazione e la crescita culturale del nostro Paese, il rapporto tra i due settori non è ancora abbastanza saldo. A tale esigenza risponde la Fondazione CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, ente no profit nato nel 2022, che opera in partnership con università pubbliche e private, centri ed enti di ricerca, scuole di studi avanzati, imprese e associazioni private, al fine di creare un ecosistema multi-tecnologico e transdisciplinare per coprire l’intero ciclo dei beni culturali: dalla raccolta di dati alla loro elaborazione, visualizzazione in modalità phygital o virtuale fino alla valorizzazione in chiave turistica. Il progetto CHANGES, all’interno del quadro d’intervento del PNRR, si propone quale polo di riferimento internazionale per la formazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico nel campo della cultura umanistica mettendo in dialogo enti di ricerca e imprese. Promuovendo la ricerca interdisciplinare, la fondazione mira a valorizzare il patrimonio culturale mediante le nuove tecnologie: attraverso l’applicazione strategica del digitale, CHANGES vuole rendere il patrimonio accessibile a un vasto pubblico, diffondendo così l’uso di tecniche avanzate di imaging digitale e sviluppando nuovi strumenti IT per la conservazione e l’analisi dei beni culturali.
Come si legge nella Guida di supporto alla digitalizzazione – Pratical guide. Digital basic cataloguing. 10 Principles – elaborata dal Network of European Museum Organizations (NEMO) uno degli obiettivi del processo è rendere il patrimonio culturale accessibile, sia attraverso la creazione e trasformazione degli oggetti digitali sia attraverso le modalità di condivisione. L’accessibilità digitale è intesa come la capacità di un sito web, di un’applicazione mobile o di un documento digitale di essere facilmente raggiungibile, utilizzabile e comprensibile dagli utenti, inclusi coloro affetti da disabilità psico-fisiche. Imprescindibile alla transizione digitale e strettamente legata all’accessibilità è la sostenibilità digitale, vale a dire la capacità di restare al passo con la rapida evoluzione della tecnologia garantendo piena leggibilità in diversi formati dei record digitaliriproducenti i contenuti analogici originali (visivi, audio o audiovisivi). Piccoli e banali accorgimenti come l’utilizzo di versioni aggiornate dei software e dei database impiegati per la catalogazione del patrimonio si rivelano, pertanto, fondamentali a garantire la libera fruizione a lungo termine degli oggetti digitali.
Cosa aspettarci, dunque, dal 2025 nell’ambito dei beni culturali? Certamente una più ampia fruizione e accessibilità del patrimonio, nuovi progressi nella ricerca e maggiore collaborazione tra istituzioni culturali e imprese. Cavalcando l’onda del digitale in linea con la tendenza europea, ciò che auspichiamo è soprattutto un incremento dell’occupazione (specialmente giovanile) in Italia che, pur essendo il Paese con il maggior numero di siti UNESCO, ha sempre messo a dura prova chi spera di poter “mangiare con la cultura”.


