Che cosa hanno in comune uno dei più talentuosi e affermati attori italiani di ultima generazione e il più grande creatore di videogiochi giapponese? Si direbbe nulla e invece…
Il primo è Luca Marinelli attore romano, che da dieci anni inanella successi di critica e pubblico, con le sue interpretazioni e che è anche un appassionato giocatore delle saghe videoludiche. L’altro è Hideo Kojima il video-creator, autore e regista giapponese di quei giochi, che appassionano generazioni di gamers in tutto il mondo.
La storia parte da lontano. Kojima geniale creator di video-avventure, dal Giappone, nel 1998 lancia sul mercato la saga “Metal Gear Solid”, un gioco che riscuote un enorme successo planetario, arrivando ben oltre la data di lancio del primo capitolo e che continua fino al 2015, con ben cinque capitoli e uno spin-off.
Dopo questa lunga e fortunata serie, Kojima si rimette al lavoro per creare una nuova storia da giocare, che sia ancora più avvincente della prima. Così nel 2018, dopo trepidante attesa, esce sul mercato “Death Stranding”, un nuovo successo.
Il riscontro internazionale è tale da rendere immancabile una seconda parte. Così Kojima mette in cantiere il seguito della sua video-avventura. Ma il mercato dei videogiochi d’autore è molto esigente ed esperto e i suoi migliori directors sono sempre a caccia di nuove idee, per sorprendere e catturare l’interesse del loro attento ed esigente pubblico.
Intanto nella Capitale muove i suoi primi passi di interprete viscerale e poliedrico, un giovane attore di talento, quel Luca Marinelli, che passa dal ruolo del delinquente di borgata in “Non essere cattivo”, che commuove e convince, al personaggio dello Zingaro in “Lo chiamavano Jeeg Robot” che fa di lui un’icona al pari del “Joker” a stelle e strisce e gli vale premi e riconoscimenti e da lì tanti altri ruoli e successi: il misterioso Diabolik, il romanzesco Martin Eden, un Mussolini da “limited edition”.
Ed ecco che il geniale creator nipponico, alla ricerca di volti reali, sempre nuovi e carismatici, per i suoi personaggi virtuali, trova sulla sua strada l’attore romano.
Ripercorriamo la storia che ha portato questo attore a entrare nel cast di una delle produzioni videoludiche più importanti del momento, “Death Standing 2: On the Beach”, in uscita il prossimo 26 giugno.
I videogiochi non sono più da tempo dei banali passatempi per ragazzini, ma vere e proprie avventure da vivere, per appassionati, spesso adulti, progettati e realizzati come le migliori serie tv di ultima generazione e in grado di competere con esse, per sceneggiatura, personaggi, storie, regia, scenografia e da uscirne spesso vincitori. Dietro ogni saga videoludica c’è un grande lavoro e persone vere, più che in un film fantasy.
Quello che la maggioranza ignora è che per produrre un videogioco di avventura d’autore, non si passa semplicemente qualche ora o qualche giorno davanti ad un super-pc a fare grafica digitale e a programmare. Sono necessarie una storia originale, una sceneggiatura, dei personaggi ben caratterizzate, una vera e propria regia. Si creano dei set reali, con attori veri e si fanno molte prove. Un lavoro complesso, fatto di cose reali, molto più di quanto non si immagini e più di quanto si faccia ormai in molte produzioni cinematografiche di cassetta tra horror, fantasy e fantascienza, dove si sostituisce sempre di più la componente reale e umana con quella digitale.
Queste considerazioni sono importanti per capire come l’universo videoludico si sia evoluto, attraverso un processo di elaborazione di forma e di contenuti, che lo ha innalzato di grado, superando lo stereotipo e il pregiudizio dell’intrattenimento che instupidisce e isola i ragazzini, e portandolo di diritto tra le più rilevanti forme di espressione narrativa e comunicazione, dei nostri tempi.
Ecco come e perché un creatore e regista di videogames come Hideo Kojima arriva a selezionare un attore italiano come Luca Marinelli ed ecco perché un attore nella fase ascendente della sua carriera, accetta col massimo entusiasmo il ruolo proposto.
Kojima aveva scoperto Marinelli, vedendolo nel suo iconico ruolo dello Zingaro, nel film di potente impatto di Gabriele Marinetti del 2015, e lo aveva poi seguito, rimanendo ancora più colpito dalla sua interpretazione di Martin Eden, film di Pietro Marcello, tratto dall’omonimo romanzo di Jack London.
A convincere ulteriormente il game director nipponico, fu la parte magistrale di Luca come Nicky, nel successo internazionale “The Old Guard”, film prodotto da Netflix e basato sui fumetti di Greg Rucka e Leandro Fernandez. I ripetuti apprezzamenti di Kojima su Marinelli, espressi attraverso i social, arrivavano così all’orecchio dell’attore che, proprio attraverso la distribuzione giapponese di “Martin Eden”, chiese di incontrarlo personalmente per ringraziarlo. Gli scrisse una mail dove oltre ai ringraziamenti, gli confessava di essere cresciuto giocando a Metal Gear Solid. A questo punto l’incontro tra i due sembrava inevitabile. Kojima scrisse a Marinelli per inserirlo nel cast del secondo capitolo di Death Stranding, per il difficile personaggio di Neil, maMarinelli era in Tibet, per le riprese di “Le otto Montagne”, altro film importante e altra grande prova d’attore.
Una volta finito questo lavoro, finalmente comincia la collaborazione tra questi due straordinari personaggi e prende forma un progetto, che realizza i sogni di entrambi e crea un effetto domino, che travolge gli appassionati italiani di videogiochi, ma per la prima volta anche i “non-utenti” finendo sui media generalisti, sui social e si diffonde in modo virale come un grande evento.
Due mondi apparentemente distanti, quello dei videogiochi e quello del cinema di alto livello, si incontrano e danno vita ad un prodotto tanto di qualità, quanto di larga distribuzione, per il piacere e la soddisfazione di autori, attori ma soprattutto dei videogiocatori, di solito bistrattati e snobbati, che vedono ora la loro passione valorizzata e riconosciuta, senza più pregiudizi.
Ma altri due mondi inaspettati, anche più importanti si toccano, in questa vicenda, dandoci una lezione: quello di un attore italiano che in quanto tale, per quanto bravo e premiato, viene ritenuto da noi italiani un “prodotto di nicchia”, con quello di un grosso personaggio internazionale, autore di produzioni di alto livello e diffusione, apparentemente così distante, che invece segue con interesse il “prodotto” italiano e lo apprezza al punto da volerlo nella sua creazione, per farne un nuovo successo.
Per fortuna ci sono ci sono ancora gli occhi stranieri puntati su di noi, che ci valutano molto meglio di quanto non facciamo noi stessi e ci restituiscono una percezione più alta, di ciò che siamo e sappiamo fare.


