Azzardo: un gioco al massacro.

La nuova epidemia del ‘900 miete vittime illustri a cominciare da Giacomo Casanova.

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L’origine etimologica della parola ‘azzardo’ deriva dal francese “hasard” che, a sua volta, deriva dall’arabo “az-zahr”, che significa dado, ma che originariamente era il gioco dei tre dadi, il cui punteggio massimo era “6-6-6,” numero sommativo della roulette, della religione, dell’esoterismo e del diavolo (Croce, Zerbetto, 2001). È molto difficile connotare un periodo storico preciso correlato alla nascita del gioco d’azzardo, per il fatto che sono tante le testimonianze, che vanno dall’antico Egitto alla Cina, dal Giappone all’India, e i manoscritti che raccontano di scommesse ai dadi e alle corse dei carri (Tonioni, 2013). Alcuni affermano che “le prime testimonianze fanno riferimento al 500 a.C. e riportano di come alcune civiltà orientali già praticassero il gioco d’azzardo; mentre ci furono dei ritrovamenti presso siti archeologici sumeri e assiro-babilonesi di astragali, piccole ossa alle quali gli studiosi hanno attribuito una funzione ludica paragonabile a quella dei nostri dadi” (Aceranti et al., 2014). Per i Greci il gioco d’azzardo e i dadi erano ben conosciuti, come testimoniato nelle grandi opere di filosofi come Platone. “Per i Romani, invece, era permesso giocare solo nel mese di dicembre, durante i saturnali, il carnevale romano, per il resto del tempo era proibito, sanzionato con pene che andavano dalla contravvenzione in denaro fino all’esilio” (Mazzocchi, 2005). Nel medioevo vi fu una valutazione negativa del gioco d’azzardo, visto come una fonte di peccato e depravazione e, per questo, condannato da istituzioni ecclesiastiche e governative e punito con l’esilio, il carcere e le pene corporali. Dal 1350 in poi arrivò in Europa il gioco delle carte, che ebbe in poco tempo un’ampia diffusione per tutto il 1400, nonostante venisse condannato da magistrati e predicatori in modo duro e insistente. Tale divieto, tuttavia, non riguardava le lotterie, che venivano protette e tollerate sia dalla chiesa sia dal governo, in quanto garantivano ottime entrate, utili per spese pubbliche di vario genere (Croce, Rascazzo, 2015). La prima struttura nata con la funzione vera e propria di casa da gioco risale al 1638, istituita e gestita dallo Stato: il ridotto di Venezia. “Per ridotto si intendeva un luogo dove in particolare nobili e ogni genere di persone si ‘riducevano’ e si ritiravano per diversi motivi: piaceri delle cortigiane, relazioni sociali e politiche e vari giochi. Siccome il gioco veniva praticato prettamente all’aperto, il governo era ben lieto che i giocatori si ‘riducessero’ in luoghi chiusi” (Aceranti et al., 2014).

Una delle figure più emblematiche legata a questa struttura fu Giacomo Casanova. Celebre avventuriero e autore del VXIII secolo, Casanova era noto non solo per le sue numerose avventure amorose, ma anche per la sua incrollabile passione per il gioco d’azzardo. Frequentatore assiduo del Ridotto, Casanova spesso si trovava con debiti di gioco a cui doveva fronteggiare e sfuggire con l’astuzia e l’inganno di un gioco che menzionò nelle sue memorie, il gioco del “Faraone”, uno dei giochi di carte d’azzardo tra i più in voga nel ‘700 in Europa. Casanova e altri personaggi della sua epoca, spesso discutibili e abili nel navigare le insidie del gioco, incarnavano lo spirito libero e avventuroso del tempo, dove una notte trascorsa a giocare rappresentava un intrattenimento comune non solo per i nobili, ma anche nelle corti di tutta Europa.

Successivamente al 1800, in contemporanea con il periodo napoleonico, iniziò a diminuire l’intolleranza nei confronti del gioco. Fu infatti emanato il primo decreto nella storia che sanciva il riconoscimento delle case da gioco, cosicché il gioco non fu più perseguibile se esercitato e praticato nei luoghi chiusi adibiti, i cosiddetti casinò. Ben presto anche altri paesi Europei lavorarono per legittimare le case da gioco, prendendo spunto da tale decreto napoleonico (Croce, Rascazzo, 2015). In diverse aree dell’Italia settentrionale, per esempio, nacquero nei primi anni del ‘900 altri casinò, come il casinò di Sanremo nel 1905, nato nella bellissima città dei fiori e sede del festival più importante della musica italiana, il Casinò di Campione d’Italia nel 1917 in un territorio di confine con la Svizzera e, infine, il Casinò di Saint Vincent nel 1947, una delle case da gioco più amate dagli appassionati provenienti da ogni angolo del vecchio continente. Dalla nascita dei casinò il gioco d’azzardo ha tratto la sua fama, ma non era più sufficiente che il gioco fosse collocato in luoghi lontani e unici, per cui nel tempo aumentarono luoghi più accessibili e adibiti alla fruizione del gioco. Questo portò alla creazione di un nuovo tipo di gioco (nacquero, infatti, nuove tipologie di scommesse, che potevano essere fisiche, telefoniche, telematiche, ecc.) il quale, pur rifacendosi al gioco tradizionale (tipico dei casinò), se ne distaccava per il fatto che implicava un’attitudine di gioco solitaria e asociale, con conseguenti innalzamenti dei tassi di rischio problematico o patologico. Il gioco del Lotto, le slot-machine, il bingo sono esempi di giochi che sono diventati sempre più normalizzati e facilmente accessibili, creando problemi economici e personali alle persone che vi accedevano. Negli anni Novanta, con l’avvento della rete e l’estensione dell’utilizzo dei PC a fini commerciali per diverse attività socio-economiche, nacquero i primi siti web per il gioco d’azzardo. Questi, grazie al sempre più aumentato gradimento, in poco tempo ampliarono le loro offerte di servizi attraverso una vasta gamma di giochi selezionabili. Al giorno d’oggi, con l’avvento dei dispositivi mobili, i collegamenti alla rete sono divenuti sempre più comodi e veloci, portando così un numero considerevole di persone ad usufruire di questa possibilità. Con l’intento di eliminare il più possibile le differenze sul piano emotivo tra gioco territoriale e digitale, sono stati inseriti servizi che permettono al fruitore di sperimentare le sensazioni che al giocatore piace esperire, così da aumentare l’appetibilità e i ricavi del servizio, chiaramente a discapito del benessere economico e personale dell’individuo che gioca.

Anche questo è un gioco di potere: chi perde è sempre chi gioca.

L’illusione dura un attimo, la sofferenza è infinita.

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