Al Quarticciolo associazioni in campo contro spaccio e degrado.

La rete di associazioni del Quarticciolo Ribelle propongono un piano alternativo al Decreto Caivano nel braccio di ferro con il Governo.

0
1466

La rete di associazioni del Quarticciolo Ribelle propongono un piano alternativo al Decreto Caivano nel braccio di ferro con il Governo.

Al Quarticciolo di Roma gli abitanti sono tornati a dire “no” all’adozione del modello Caivano lo scorso 1 marzo (giorno in cui si è concluso il periodo di valutazione degli interventi da attuare da parte del futuro commissario straordinario, Fabio Ciciliano) con un corteo e un presidio nella centrale Piazza del Quarticciolo, per richiedere una politica più vicina ai cittadini e alle realtà presenti. Le reti associative del quartiere nel quadrante sud-est di Roma hanno messo in piedi, nel corso degli ultimi dieci anni, un sistema capace di creare da sé gli anticorpi e proporre una reale alternativa al totale abbandono dello Stato, presente solo con sgomberi forzati degli occupanti abusivi e con blitz antidroga, che risolvono poco della vita di tutti i giorni dei suoi abitanti. Una situazione in cui i “problemi sociali sono trasformati in questioni di ordine pubblico”, come sentenzia Il Post, e che sta creando solo ulteriore malcontento tra i cittadini del quartiere nei confronti dello Stato.

Nell’articolo del mese precedente, abbiamo riportato il punto di vista della Palestra Popolare della borgata alessandrina, offrendo un primo sguardo su quelli che sono i maggiori problemi dell’area. Tra questi figura in prima linea il dilagare della microcriminalità legata alla compravendita di droga. In un articolo di Jacobin Italia dello scorso 17 febbraio è raccontato come si sia passati dalla vendita quasi esclusiva di cocaina negli anni ‘80, alla creazione, dopo la pandemia di Covid-19, di “un mercato di nicchia” di altre tipologie di narcotici cresciuto a dismisura. Oggi la vendita al dettaglio riguarda sostanze come il crack (tanto da spingere gli stessi residenti a denunciarne una vera e propria “epidemia”), l’eroina e i farmaci. La prima in particolare, a causa del suo basso prezzo, della facilità d’uso e della bassa attenzione istituzionale sul tema, ha fatto sì che orde di persone consumino sul luogo per rimanere vicini alle piazze di spaccio.

Le notizie più recenti sul contesto sociale in cui si innestano queste notizie è racchiuso in un report di ricerca svolto nel periodo tra marzo e giugno del 2023, promosso da NextCity Lab in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’università di Roma La Sapienza. Con una popolazione che varia dai 4mila ai 6 mila abitanti, “il 40% della popolazione attiva del Quarticciolo non ha un’attività lavorativa stabile”, e il tasso di disoccupazione è più alto della media della città di Roma per l’anno 2022 (9,5%), toccando le sponde del 11,4%. Per quanto riguarda il livello di istruzione, è riportato il dato del Quarticciolo-Alessandrino, come “al di sotto della media della città di Roma Capitale”: con un 27,5% della popolazione ferma al diploma di quinta elementare e una percentuale bassissima di laureati (il 9,7%). Dati destinati a crescere, data la mancanza di un istituto superiore all’interno del quartiere e del dimensionamento dell’unica scuola primaria e dell’infanzia, l’istituto comprensivo Pietro Romualdo Pirotta.  

Per rispondere a una situazione di alto tasso di dispersione scolastica, di abbandono delle istituzioni, di mancanza di sicurezza e di luoghi accessibili alla popolazione, le realtà sociali del Quarticciolo hanno fatto cerchio intorno al comitato di quartiere, Quarticciolo Ribelle. Tra le proposte messe in campo si contano, oltre alla realtà sportiva pugilistica già presentata sulle nostre pagine, anche una micro-stamperia (un laboratorio “di tecniche di stampa, disegno e illustrazione e pratiche artigianali per la produzione editoriale per una piccola e media tiratura libraria”); un progetto di produzione artigianale di birra, che permette di “imparare un mestiere”; un doposcuola per i ragazzi residenti, gratuito e attivo per tre giorni a settimana; un ambulatorio, per sopperire alla mancanza di medici di base e strutture sanitarie nella zona, ma anche ai tempi lunghi delle liste d’attesa delle ASL pubbliche e alle procedure burocratiche che non consentono subito di ottenere il tesserino sanitario temporaneo per i residenti senza cittadinanza italiana. Quest’ultimo è gestito da volontari e volontarie del quartiere, attraverso un supporto di tipo psicologico, medico, nutrizionale, volto alla prevenzione e alla sensibilizzazione degli abitanti.

Tutto questo è stato riunito in un documento di riqualificazione di quattordici pagine, con al suo interno tutte le proposte per migliorare lo stato attuale di abbandono. Il documento è stato realizzato grazie alla collaborazione del Laboratorio di studi urbani della Sapienza. Nell’elaborato sono presenti proposte di ristrutturazione e completamento architettonico, di riapertura, regolarizzazione e di attivazione di percorsi con il quartiere, volte allo sviluppo “materiale e immateriale” della qualità della vita. Un modo per rompere l’isolamento, da sempre caratteristico del Quarticciolo e per avvicinarsi ai bisogni dei cittadini. Sono più di quindici anni, infatti, che la zona non vede realizzati progetti urbanistici programmatici, e che assiste a lavori lunghi e mai del tutto conclusi.

Un impulso importante è dato allo sport. La proposta sul tavolo prevede la realizzazione di impianti sportivi lungo la strada compresa tra le due parallele di via Trani e di via Ugento (il lato lungo, che “chiude” il perimetro rettangolare ad est), con diverse realtà sportive, a partire da quella della Palestra Popolare (dal 2022 ancora in attesa di essere regolarizzata da quando ha preso il posto della casa di quartiere e del bocciodromo), passando per il parco adiacente “Modesto di Veglia Partigiano” (dove RomaToday dice che è stato aperto da novembre il cantiere per la sua riconversione ad area verde e ricreativa, dotata di attrezzature ludiche, ma del quale non risulta esserci traccia al momento dell’intervista di Giano.blog alla Palestra Popolare, in data 1 febbraio 2025), e per l’altro lotto verde dirimpetto di via Manduria, ancora in attesa di una ristrutturazione completa e di cui si richiede la trasformazione in area cani, fino ad arrivare alla piscina comunale dell’ex Azzurra 7, di cui solo pochi giorni fa è stato pubblicato il bando per la concessione dell’impianto (dopo quasi un anno dall’approvazione del progetto di ristrutturazione), e rimasta chiusa dal 2016.

Anche l’edilizia popolare pubblica è al centro delle richieste dei cittadini. Sono richiesti interventi sugli stabili di prioritaria importanza, che permetterebbero anche l’assegnazione legale dei lotti alle persone che attualmente occupano in condizioni di emergenza abitativa (così come per l’ex questura, nonché sede del Doposcuola, dove invece gli abitanti sono minacciati dagli sfratti). Come segnala Il Post in un articolo-reportage sul caso, gli interventi da effettuare riguarderebbero “la manutenzione ordinaria” degli edifici, lo stato degli ascensori, le autorizzazioni per gli interventi, “le infiltrazioni, l’immondizia, gli spazi verdi” e la potatura degli alberi.

Infine, è rilanciato anche un piano di occupazione degli abitanti, a cui verrebbe trovato un lavoro grazie alla creazione di una rete d’impresa basata “sulla filiera del cibo” e sulla collaborazione con aziende ed enti locali di Roma Est, e su “cooperative di comunità” attive sul territorio.  

Il progetto volto a “risanare gli spazi pubblici abbandonati, costruendo una rete di servizi e welfare, (…) rispondendo al bisogno sul piano abitativo, educativo, di salute, sport e reddito” sembrerebbe essere rimasto inascoltato da parte del mondo politico in carica. Il Governo sembra voler tirare dritto per l’adozione dell’ormai famoso “modello Caivano”, che non sembra, però, aver raggiunto i risultati sperati nella sua prima veste, come ha dimostrato una recente inchiesta di Report.

I problemi del Quarticciolo sono numerosi e variegati. Quello che sembra mancare è una visione d’insieme che adotti soluzioni diverse per i diversi fronti, risolvendo problematiche dalla natura molto diversa: dal disagio abitativo a quello sociale e lavorativo, passando per la presenza di organizzazioni criminali, fino alla restituzione di una vita attiva e autonoma del quartiere. Sembra quasi che si preferisca appiattire la complessità del dibattito sul tema tramite semplificazioni che vorrebbero dipingere la periferia come un amalgama indistinto di affari illeciti. Per cui, finiscono sotto la lente di ingrandimento delle autorità quanto il dilagare di tossicodipendenze tra i residenti e non, quanto i casi, resi anonimi e spersonalizzati, delle persone spinte ad occupare palazzi fatiscenti per esercitare il proprio diritto alla casa. Oltre a questo, nessuna delle morse che attanaglia il Quarticciolo di Roma viene affrontata con la giusta programmaticità e costanza, che invece richiederebbe. Tutto si risolve nell’intervento flash; nella comparsa di figure pubbliche, politiche e del mondo della televisione impegnate a diffondere spot e mantra da ripetere per far notizia con i titoloni sensazionalistici o da tirare fuori dal cilindro nel momento più opportuno per la politica.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Inserisci qui il tuo nome