21 marzo: STOP alla mafia!

Insieme alla primavera, il 21 marzo porta con sé la memoria di tutte quelle vittime innocenti che non hanno avuto scelta.

0
1502

Ogni anno dal 1996 è immancabile l’appuntamento che si deve segnare sul calendario: il 21 marzo, Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, la quale solamente nel 2017 venne riconosciuta dallo Stato Italiano come tale. 

Una ricorrenza voluta dall’associazione antimafia Libera, guidata da don Luigi Ciotti che più volte ha sottolineato l’importanza della parola impegno, affinché la memoria e il ricordo di quei momenti così crudeli sconfiggessero l’indifferenza e la noncuranza di chi è estraneo ai fatti, perché per combattere il male bisogna farlo insieme. Non è un caso che la data della Giornata coincida con l’inizio della primavera: proverbiali sono gli effetti di rinascita che la stagione offre e allo stesso modo si preoccupa di agire questa manifestazione, cercando di rinascere ogni anno sotto forma di speranza e legalità. 

L’origine del suo percorso viene descritta dallo stesso don Ciotti, il quale sembra aver ottenuto l’intuizione in seguito agli incontri sostenuti con due madri di vittime innocenti. Era il primo anniversario in cui si commemorava ufficialmente la strage di Capaci, quando all’improvviso una donna con il dolore stampato in viso si avvicina al noto sacerdote e stringendo le sue mani confida tra le lacrime la sofferenza avvertita nel momento in cui il nome di suo figlio, caposcorta di Giovanni Falcone, non era stato pronunciato. In quell’istante quella donna non solo aveva perso suo figlio, ma con quel silenzio le era stato negato anche il ricordo. Si trattava di Carmela Montinaro, madre di Antonino Montinaro, la quale non potendo riavere il figlio indietro, voleva quanto meno che nell’anniversario della strage il suo nome e cognome risuonassero a gran voce, senza liquidarlo come uno dei “ragazzi della scorta”. Allo stesso modo aveva agito la seconda mamma, Saveria Antiochia, madre di Roberto Antiochia, poliziotto ucciso mentre faceva da scorta volontaria al commissario Ninni Cassarà. Quest’ultima spinta dall’ingiustizia subita aveva cominciato una fervente attività di denuncia, girando per le scuole, cercando di promuovere in maniera estesa la profonda lotta contro le mafie. Se la prima mamma aveva acceso la scintilla di don Luigi, la seconda aveva incarnato lo spirito che serviva per combattere il grande nemico: affinché il ricordo di quei ragazzi non passasse in sordina, bisognava diffondere la loro testimonianza. 

Custodire i nomi di queste vittime serve per sottolineare la loro innocenza, il coraggio avuto nello svolgere una professione così rischiosa e la certezza che seppur spezzata la loro vita continua scorrere nei loro familiari che ogni anno con ostinazione si impegnano affinché i loro nomi non cadano nell’oblio. La lezione del 21 marzo è quella di cercare di insegnare soprattutto alle nuove generazioni l’importanza di tenere alla lontana l’indifferenza, rintracciando nel passato gli strumenti necessari per costruire un presente e un futuro in cui la legalità, la sensibilità e il rispetto reciproco non siano solo retorica ma un vera e propria missione su cui plasmare una società civile.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Inserisci qui il tuo nome