C’è chi scambia la propria moglie per un cappello e chi spaccia il semestre-comune come un posto (quasi) assicurato a medicina. La VII commissione parlamentare Cultura, Scienza e Istruzione della Camera ha approvato, lo scorso 17 febbraio, la nuova legge sulla modifica al test d’ingresso alle facoltà di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Medicina veterinaria. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha annunciato di voler applicare la riforma a partire dal prossimo anno accademico. Il testo deve ancora passare per le due Camere del Parlamento, che dovranno approvare i decreti attuativi e i preparativi previsti per le università in modo da adeguarsi al nuovo sistema. L’iniziativa ha suscitato polemiche all’interno del mondo accademico e studentesco, per via di alcune modifiche discusse nel documento.
Per comprendere meglio lo stato attuale della legge e le eventuali conseguenze sul sistema sanitario e universitario, abbiamo chiesto il parere di Roberto, med-influencer, noto sui social come robquellodelfonendo. Studente di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, iscritto al quinto anno, da tempo impegnato nel raccontare sui propri canali social tutte le novità inerenti all’ingresso, agli esami e alla vita degli studenti di medicina.
In questi giorni si è ricominciato a parlare del cosiddetto semestre comune, il decreto che modifica l’ingresso nelle facoltà di Medicina, dopo mesi di assoluto silenzio. Con l’approvazione in commissione Cultura alla Camera sembrerebbe sempre più vicino questo nuovo scenario. Ma effettivamente cos’è?
La proposta di legge è volta a risolvere le carenze di organico del sistema sanitario nazionale. Tutti i ragazzi che tentavano in passato il test di Medicina, adesso, possono entrare per i primi sei mesi. La riforma non abolisce il numero chiuso, al contrario di come viene presentato e promosso dalla maggioranza. Passa da essere un unico test, o due (come per il caso dell’anno scorso con la Banca Dati), a tre o quattro “test”, su cui bisogna ancora avere notizie certe. Per il primo semestre è previsto che gli studenti seguano a distanza le lezioni, come accadeva durante la pandemia da Covid-19, frequentando le lezioni di materie caratterizzanti, ma ancora non del tutto chiare. Tra le proposte figurano i corsi di biologia, di chimica e di fisica medica, normalmente presenti nel primo semestre del primo anno. Alla fine del periodo di lezioni, i ragazzi sosterranno gli esami e i risultati saranno inseriti in una graduatoria nazionale, in base alla quale si farà una selezione. Chi non viene preso è iscritto in una facoltà simile, come Farmacia, Biologia e Biotecnologie per non sprecare i crediti ottenuti. A causa delle numerose iscrizioni i test saranno solo scritti, con modalità a scelta multipla. Gli studenti sono già tanti, a cui non si garantisce una formazione adeguata, come altrettanti non possono fare tirocini utili negli ospedali, per la mancanza di medici specializzati. bisognerebbe, allora, aumentare le borse di specializzazione, renderle più appetibili per evitare i posti vacanti già dal primo anno. E’ l’esempio di medicina d’urgenza e di emergenza, che ogni anno ha delle borse che rimangono vacanti per questioni di responsabilità, violenze e fatica. I turni, la paga, le tutele legali non la rendono appetibile quanto dermatologia o chirurgia plastica. Queste sono sature, con punteggi d’ingresso altissimi dovrebbe esserci, quindi, un nuovo equilibrio.
Nella proposta di legge si parla di un superamento di tre esami caratterizzanti: Chimica e Biologia sono state da sempre oggetto di studio per la preparazione al test, tuttavia l’approccio universitario è ben diverso. La terza materia più papabile è Anatomia, collettivamente reputata come una delle più complicate. In tre mesi è realmente possibile una preparazione ottimale per il loro superamento?
Per quanto riguarda l’esame di Anatomia ogni università adotta una suddivisione dell’esame diversa, che può andare dall’accorpamento in unico blocco di esami ad una frazionamento in più semestri. Dipende tutto dalla mole di programma richiesto per l’esame: di quale anatomia si parla? della splancno? Della neuroanatomia? Oppure di quella del locomotore? Per gli altri esami, è certo possibile superarli dopo tre mesi di lezioni. Bisogna tenere in considerazione che il primo anno è difficile, perché non si è psicologicamente pronti, si fa ancora fatica a trovare il proprio metodo di studio, a entrare nelle logiche universitarie (ben diverse da quelle delle scuole superiori). Un ragazzo o una ragazza potrebbero trovare il giusto approccio solamente dopo il semestre di prova, rischiando di perdere l’unica occasione. In questo modo le istituzioni lanciano un messaggio sbagliato ai giovani, perché creano una competizione spietata fin da subito, non offrendo la possibilità di recuperare col tempo.
I criteri per stilare una graduatoria interna con i voti degli esami, ancora non sono stati definiti. Secondo te e in base alla tua esperienza, quale potrebbe essere un criterio giusto ed equo? La commissione deve essere in mano alle università o a livello ministeriale?
Il punteggio equalizzato del Tolc era chiaro e precisato nel bando, ma non era realmente equalizzato. Una componente importante nel test è l’approccio psicologico: nonostante una successiva equalizzazione delle diverse prove, un partecipante può avere un rendimento negativo nonostante lo studio se gli sarà somministrato un test con domande complesse. di conseguenza, la tensione e la paura dettata dal grado di difficoltà, influenzano la corretta risposta ai quesiti più accessibili- Viceversa, un test con domande più semplici, può garantire una performance migliore, grazie all’autostima data dal numero di risposte. Nel test con l’utilizzo della Banca Dati, allo stesso modo, non erano presenti criteri omogenei: la prova di luglio era oggettivamente più accessibile, causando un aumento surreale dei punteggi minimi d’ingresso. Tuttavia, però, le prove erano uguali in tutta Italia, caratteristica assente nel Tolc Med. Resta il fatto che è ingiusto somministrare prove diverse ad ogni aspirante med student. Se la riforma del semestre comune dovesse passare, è necessario quindi garantire l’equità adottando programmi e prove uguali nelle università italiane. Risulta difficile rendere omogenei gli stessi programmi: ad esempio un professore può spiegare la materia del proprio corso soffermandosi sugli argomenti inerenti alla propria specializzazione, diversi per ogni professore in Italia. Anche le spiegazioni possono “correre” in tempi diversi, rendendo ancora più difficile una didattica ed una preparazione eguale.
Dalla pandemia del Covid-19 la laurea nei corsi di Medicina e Chirurgia è diventata abilitante. Anche prendendo spunto dalla tua esperienza in ospedale, con un aumento dei posti ed un ingresso – apparentemente- più libero, può venire meno anche una preparazione pratica data dai tirocini?
Già adesso la situazione è critica. Il sistema è saturo ed è difficile per noi studenti, dopo la laurea, saper dove mettere le mani nonostante il tirocinio. Molti studenti intraprendono il tirocinio senza saper fare delle procedure richieste. Questo perché non sono state insegnate. Attualmente, sarebbe impensabile anche solo dare un bisturi in sala operatoria ad uno studente appena laureato. Con il sistema vigente a numero chiuso non si garantisce sempre il contatto col paziente per ogni singolo studente, a causa della mancanza di opportunità di intervento e dalla mole esorbitante di lavoro a cui sottostanno i medici strutturati. Capita spesso che anche gli specializzandi stiano ancora imparando, rendendo secondario l’apprendimento di noi tirocinanti. Anche loro sono tanti e non fanno procedure di prima mano a causa del basso numero di pazienti assegnati. Si crea, così, un circolo vizioso per cui gli specializzandi devono ancora imparare, noi studenti tirocinanti dobbiamo ancora approcciare alle attività ospedaliere e i medici sono sovraccarichi di lavoro. Immaginatevi quali sarebbero le conseguenze se dovessero entrare in ospedale orde di 30.000 studenti alla volta.
Con l’abolizione del test di medicina, l’accesso di migliaia di studenti per ateneo può impattare sulla qualità delle lezioni? Ti è mai capitato di seguire in un posto diverso dall’aula?
Ho sempre seguito le lezioni nelle aule adibite, ma mi rendo conto di frequentare una realtà fortunata. Ho testimonianze di altri studenti provenienti da altre università, a cui non è garantito un posto adeguato per seguire le lezioni. Concorre anche l’obbligo di frequenza, che si aggira intorno al 70% e l’80% nelle diverse sedi, creando una vera e propria “corsa al posto” a causa delle carenze strutturali. In queste situazioni, credo che sia necessario o ridurre l’obbligo di frequenza o garantire maggiori posti a sedere per seguire le lezioni.
Abbiamo visto negli ultimi anni, un’ evoluzione radicale dell’ingresso a medicina. Secondo te, considerando anche lo stress psicologico degli studenti, qual è stato il criterio migliore? Qual è il peggiore?
Nel corso degli anni il test di Medicina ha subito diverse modifiche: dall’aumento delle domande di Cultura Generale, alla sostituzione del Tolc-Med, fino all’adozione della Banca Dati. Chi ci rimette sono sempre e solo gli studenti, i quali non sanno come prepararsi dato che ogni anno il sistema viene cambiato. Il miglior criterio di selezione era il test nazionale a crocette con un numero moderato di domande di cultura generale, con doppia possibilità, ma pur sempre unico. La Banca Dati sarebbe da sostituire con un libro unico sulla teoria generale richiesta dal test di Medicina e Chirurgia. Prima avevi il programma, ma capitavano domande anche di livello universitario, non affrontate alle superiori. Dare le domande a tutti rischia, invece, di diventare un disastro, perché premia chi ha più memoria e non chi ha puntato di più sulle conoscenze. Succede che la gente entrata studiando a memoria al primo semestre abbia avuto delle difficoltà agli esami. La preparazione al test di medicina deve essere un momento importante per imparare concetti non trattati alle superiori. Io, personalmente, offrirei due possibilità all’anno con un test unico nazionale. La teoria dovrebbe essere comune e trasparente per tutti, e non i quiz.
Con il “semestre comune” si fa riferimento ad una doppia iscrizione in una facoltà secondaria, come ad esempio Scienze Biologiche o Farmacia. Talvolta però, anche questi corsi di laurea sono a numero chiuso per garantire una preparazione ottimale per gli studenti. Con la doppia iscrizione c’è il rischio di ridurre i posti per chi è realmente convinto di frequentare una determinata facoltà? E quale potrebbe essere l’impatto di questa riforma per gli altri corsi?
Più che una seconda iscrizione, è un primo semestre con preparazione biomedica. Ci sono delle problematiche: le università si sono pronunciate dicendo che non possono aumentare i posti da un giorno all’altro, in breve tempo e senza un piano di investimento dello Stato. Bisogna costruire nuove aule, riammodernare le strutture universitarie. L’attuale situazione non restituisce al meglio la tradizione universitaria di eccellenza dell’Italia. I rettori ascoltati in Aula facevano notare come sia difficile accogliere le nuove proposte nell’arco di sei mesi. La gente che non entrerà a Medicina, verrà fatta fuori, senza sapere quante occasioni si hanno a disposizione. E’ il paradosso di voler offrire agli studenti di entrare nella facoltà dei propri sogni senza, però, dare loro una chance effettiva. L’altro problema riguarda le facoltà di ripiego, perché ci sono tantissimi studenti che vogliono intraprendere questi corsi di laurea fin dall’inizio, ma vivono con la nomea di aver fallito in quello di medicina. E’ sbagliatissimo.
Quale messaggio manderesti agli aspiranti Med student che si ritrovano ancora davanti ad incertezze sul loro futuro?
Dico che mi dispiace per come li stanno trattando, soprattutto a livello di comunicazione mediatica. Non esiste un organo di informazione istituzionale che aggiorni sullo stato della riforma. I ragazzi sono disorientati, ricevo tutti i giorni richieste di spiegazioni, non sanno quando iniziare a studiare, vista anche la concomitanza con la maturità. Bisognerebbe avere una comunicazione più chiara. Molte affermazioni sono contrastanti e, nel mio piccolo, cerco di aiutare filtrando e pubblicando le notizie sui miei canali social. Sono da due anni in prima linea per divulgare informazioni e aiutare nella preparazione del test, anche per chi non può permettersi un corso di preparazione da 5000 euro. L’aiuto dovrebbe provenire dall’alto, proprio quell’alto che li sta mettendo in un mare in tempesta.


