C’era una donna vestita di seta
così luminosa, aura da sposa.
le sue giornate nelle nostre parole,
il suo riposo nelle tiepide sere.
Una donna di sole e di luce,
di un vivo presente e un futuro pulito,
che i bimbi amano starci a giocare
e gli adulti quei giochi che è meglio tacere.
Sangue di nobile, di nobile pace
che quando soffre solleva le piazze.
Se solo la gente potesse guardare
cosa la seta riesce a celare.
Su strada qualcosa si è mosso, chissà
forse una foglia, o un ramo d’ulivo.
Il pelo di cagna nessuno lo sfiora,
il cricchio di morte la gente lo ignora.
Lei vive l’inferno negli angoli bui
dove non guardano gli occhi perbene.
Poche coscienze di vana pietà
donano un grammo di tetra bontà.
Tanto la vita si appresta a finire
come se mai ci sia stato un inizio.
I figli di cagna son morti piangendo
costretti a sperare nell’aldilà.

