Le ultime ore di Mussolini: tante ipotesi e una dubbia verità

Gli ultimi istanti di Mussolini da chi sono stati scanditi? Questo è il quesito che molti si continuano a porre.

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Era il 29 aprile del 1945, quando i corpi senza vita del Duce, di Claretta Petacci e di alcuni gerarchi fascisti vennero esibiti in piazzale Loreto, a Milano, di fronte a una numerosa folla di partigiani che inneggiavano alla libertà. 

Esattamente il 28 aprile del 1945 alle 16:10 Mussolini insieme alla sua amante venne giustiziato tramite alcuni colpi di fucile nella località dove era stato tenuto prigioniero, Giulino di Mezzegra, Como. Molte però  sono le versioni su chi decise di premere il grilletto e mettere la parola fine alla vita di una delle personalità più contraddittorie e più potenti d’Italia. 

Tante sono le ipotesi sull’assassino del Fascismo, poiché i responsabili dell’uccisione, come afferma Amedeo Osti Guerrazzi, docente all’Università di Padova, non  furono chiari sin dal principio, e questo diede luogo a innumerevoli contraddizioni e ricostruzioni fallaci, concedendo anche a negazionisti ed ex-fascisti l’opportunità di mitizzare la morte del duce per difendere la sua immagine e tutto lo sfondo fascista che li aveva contornati. 

«Ma la verità è che a uccidere Mussolini fu il colonnello Valerio”, così prosegue sempre lo stesso Osti Guerrazzi, che descrive questa nuova figura come il prescelto, colui che aveva il compito di prelevare Mussolini ed eliminarlo. Per ben due anni l’identità di questo “colonnello” rimase un mistero, tramite anche la protezione che il PC stava disponendo, temendo possibili rappresaglie o violenze dai restanti seguaci del Duce. Dopodiché, nel 1947, durante una manifestazione comunista a Roma, l’uccisore di Mussolini uscì dall’ombra e il cono di luci si accese su Walter Audisio: un ragioniere piemontese, portabandiera della Resistenza italiana.

I fatti narrati da Audisio, pubblicati  in cinque articoli sull’Unità, nominarono altri due partigiani come complici dell’assassinio: Michele Moretti, detto “Pietro” e Aldo Lampredi, detto “Guido”. Ma la versione dell’ufficiale del Corpo volontari della libertà non convinse il pubblico. Infatti lo storico Renzo De Felice la ribattezzò in maniera dispregiativa come “la vulgata” del Partito Comunista. Circa le ultime ore del dittatore di Predappio, le modifiche e gli insoliti risvolti non tardarono ad arrivare. 

Tra i protagonisti sospetti appare l’alone dei servizi segreti. Valerian Lada-Mocarski, agente 441 dell’Oss, il servizio segreto americano, antesignano della Cia,  nel suo memoriale, cita il nome del partigiano Luigi Canali, noto anche come il “Capitano Neri” che aveva catturato Mussolini a Dongo durante la sua disperata fuga, poco dopo la liberazione. Secondo questa pista, sarebbe stato proprio lo stesso Canali a sparare i colpi fatali, subito dopo quelli sferrati dal “colonnello Valerio” e da Moretti.

Ma negli anni ‘90, avvenne un grandioso colpo di scena, come avviene nei più intricati romanzi gialli. Bruno Giovanni Lonati, il cui nome da partigiano era “Giacomo”, si attribuì, dopo anni di silenzio, la responsabilità di aver tolto la vita a Mussolini, esattamente la mattina del 28 aprile, seguendo la trama di una missione segreta orchestrata dal “capitano John”, membro dei servizi segreti inglesi. Poiché bisognava nascondere un documento segreto che testimoniasse il compromettente accordo tra il primo ministro inglese, Winston Churchill, e il Duce, quest’ultimo doveva uscire di scena, prima che in un ipotetico processo potesse rivelare i loro chiari intenti di matrice antisovietica. Secondo Lonati, quindi, la fucilazione del pomeriggio dello stesso giorno sarebbe stata una messa in scena coordinata da Luigi Longo, futuro segretario del Partito Comunista che lo stesso Lonati definisce come il “vero colonnello Valerio”. 

Ma la doppia fucilazione, venne smentita, poi, da motivazioni scientifiche, derivate dal riesame dell’autopsia sul cadavere del 1945. Secondo gli storici, infatti, l’ipotesi più accreditata e più simile alla versione ufficiale è proprio quella che vedeva Mussolini giustiziato sul muretto di Villa Belmonte, il pomeriggio del 28 aprile. Di preciso chi sferrò l’ultimo colpo di proiettile sul corpo del dittatore fascista rimane ancora oggi un’incognita ricca di sfaccettature e tanti dubbi. Degna di una serie crime, la morte di Mussolini rimane con un finale aperto.

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